Cambia la frase del frontespizio del foglietto degli avvisi

“Come la freccia dell’arciere addestrato, quando si allontana dalla corda dell’arco non si dà riposo prima di arrivare al bersaglio, così l’uomo è creato da Dio avendo come obiettivo Dio, e non riesce a trovare riposo se non in Dio”

 

Questa frase la troverete sempre riportato sul foglietto degli avvisi, sul sito e sugli altri mezzi di comunicazione delle nostre comunità.

Nato nel 1756, il filosofo, Kierkegaard visse la quasi totalità della sua esistenza a Copenaghen, dove morì nel 1838.

La sua filosofia prese corpo da un doppio rifiuto, ossia il rifiuto della filosofia hegeliana e l’allontanamento dal vuoto formalismo della Chiesa danese. La visione della vita umana, che Kierkegaard ha in questa frase, è profondamente biblica e si rifà in parte a uno dei fili conduttori del libro dei Proverbi. Questo libro della bibbia, lungo ben 31 capitoli, è detto in ebraico “mashalim” e abbraccia una vasta gamma di significati: parabola, aforisma, detto o cantico sapienziale, poesia simbolica, proverbio e infine paragone, che è il nome di questo libro nella bibbia greca.

La versione latina lo chiama proverbia e quindi il testo italiano così lo traduce. Occhio, però. Per noi un proverbio è un detto sapienziale che viene dalla cultura popolare e che dovrebbe insegnarci a vivere (rosso di sera … tanto va la gatta al lardo, etc.). Per il mondo biblico invece la riflessione riguarda il rapporto tra Dio e l’uomo e tra l’essere umano e la creazione: il tutto sotto lo sguardo vigile e previdente della sapienza di Dio. Quindi, se leggete questo libro, non aspettatevi una sfilza di detti o di frasi che vi indichino come vivere al meglio, ma una serie di pensieri di saggi di ogni epoca che cercano di penetrare il pensiero di Dio sul mondo.

Il personaggio principale dei Proverbi è la Sapienza, in ebraico “Kokmah” la cui radice verbale ricorda l’abilità di colui che coglie nel segno, che va dritto verso la vittoria e che non sbaglia direzione. Si contrappone alla sapienza il sostantivo “hattàh” che in italiano traduciamo con “peccato”, ma che in realtà significa fallire il colpo, inettitudine, sbagliare strada o bersaglio. La Sapienza come maestra di vita, unico bene da conquistare, tesoro nascosto da ricercare, via da percorrere. Su questa visione si pone anche Kierkegaard, su questa visione ci poniamo anche noi in questo anno, che sarà sicuramente particolare, e ci pone nuove difficoltà, ma anche nuove possibilità.

Riusciremo a capire quali obbiettivi raggiungere insieme? Riusciremo a centrare il bersaglio?

È una sfida a cui tutti siamo chiamati a collaborare, con fiducia e serenità.

Vi lascio con un’ultima frase del libro dei proverbi: “Figlio mio, se il tuo cuore è saggio, anche il mio cuore si rallegrerà; il mio cuore esulterà quando le tue labbra diranno cose rette” (Proverbi 23,15).

Che il nostro parlare possa essere luce, illuminato da un cuore saggio, che possa essere un messaggio chiaro e di speranza. Soprattutto in questo momento dove si dice tutto e il contrario di tutto. Dove diventa difficile fare delle scelte e dove è difficile sentire parole sagge.